Al sig. Sindaco
93010 CAMPOFRANOCO
Campofrano 29 ottobre 2013
Oggetto: Premessa e Segnalazione n. 1.
Premessa.
Attualmente non sono impegnato politicamente per alcun partito, dispongo di in po’ di tempo libero e desidero, da semplice cittadino, aiutare l’amministrazione comunale nel suo quotidiano impegno nei vari settori. Penso perciò di far cosa utile segnalando alcuni inconvenienti nella speranza che gli amministratori intervengano liberamente con iniziative risolutive. Darò la precedenza a segnalazioni di inconvenienti per la cui soluzione non occorre spendere molto.
Ogni segnalazione porterà un numero d’ordine, sarà trasmessa al sindaco con posta elettronica certificata e sarà anche trasmessa per e-mail ai cittadini che me lo chiederanno. In ogni caso chi vorrà leggerle le troverà sul mio Blog (www.stefanodiprima.it) alla voce Segnalazioni al Sindaco.
Segnalazione n. 1: Circolazione stradale nel centro abitato (D, Lgs 30/04/1992 n. 285 (agg. D.Lgs. 2/2013); Regolamento D.P.R. 16/12/1992 n. 495 (agg. D.L. 5/2012 ).
Osservo che le infrazioni al Regolamento Stradale nel centro abitato non sono normalmente perseguite. Ciò può essere causato dal piccolo numero dei vigili urbani e dai molti compiti che essi sono chiamati a svolgere. Ciò nonostante i nostri vigili trovano il tempo per andare a perseguire le infrazioni sulla strada statale 189 per Palermo (a mio avviso dovrebbero, prima di tutto, badare al centro urbano).
Con questa lettera propongo un modo semplice e non oneroso per risolvere il problema. Ho visto che a volte vengono usati gli “ausiliari del traffico” che però non possono verbalizzare le infrazioni. Ad essi potrebbe essere dato l’incarico di fotografare le macchine posteggiate abusivamente e sulla base delle foto negli uffici comunali potrebbero essere redatti i verbali e inviate le contravvenzioni. Le foto dovrebbero riportare la data e l’orario.
Se dovesse essere usato tale metodo, si potrebbe, nella prima settimana, non inviare contravvenzioni ma inviti a non ripetere le infrazioni. E’ ovvio che non debbano essere fatte eccezioni né per gli amministratori né per gli amici anche perché in tal caso si commetterebbe un reato.
Spero che quanto sopra, o iniziative similari, siano valutate dalla S. V. e poste in atto. Il rispetto delle norme è certamente un compito (non una facoltà) del sindaco.
Cordiali saluti.
Stefano Diprima
giovedì 28 novembre 2013
mercoledì 22 maggio 2013
sabato 2 marzo 2013
Albero genealogico della famiglia Diprima da Sutera (CL)
Per leggere meglio l'albero cliccare con il mouse l'albero e poi pressare i tasti "Ctrl" e "+".
martedì 4 dicembre 2012
Per un discorso cristiano di resistenza alla mafia
Primo Sinodo della Chiesa di Caltanissetta
L’ing. Stefano Diprima è un laico, cristiano adulto,
con la passione della ricerca, con la disponibilità a partecipare e a
collaborare sia nella società che nella Chiesa, attraverso la maturità della
sua fede che gli fa sentire forte l’urgenza dell’impegno nella storia, sia sul
piano educativo sia sul piano politico, sia sul piano culturale ed ecclesiale.
Il volume che ha creato “Chiesa nissena in cammino.
Accompagnando il primo Sinodo della Chiesa nissena”, è la testimonianza d’una
fede creativa, d’un impegno ecclesiale puntuale, serio, rigoroso.
Come
membro eletto del Sinodo ha accompagnato questo evento della Chiesa nissena dal
di dentro, partecipando con i suoi interventi, con le sue competenze, con le
sue esperienze.
Ha partecipato ai dibattiti, ai lavori delle
commissioni, ha fatto parte del gruppo di appoggio per l’inchiesta
socio-religiosa affidata al Prof. Roberto Cipriani dell’Università “La Sapienza ” di Roma, della
commissione emergenze sociali.
La sua vita in Azione Cattolica da socio e da
Presidente, la sua partecipazione alla commissione pastorale regionale e al
Consiglio pastorale diocesano, lo hanno reso attento e competente nel cammino
sinodale nisseno.
Straordinario
è stato l’apporto dell’Ing. Stefano Diprima sul piano della documentazione e della
comunicazione intraecclesiale e con il mondo esterno.
Il libro è frutto d’un lavoro sapiente, certosino,
di raccolta di notizie, informazioni, dibattiti, interventi, documenti, che
gradualmente sono stati prodotti durante i lavori sinodali.
Una documentazione oggettiva e rispettosa della
verità e, contemporaneamente, una paziente e puntuale comunicazione all’interno
della comunità diocesana e con il territorio mediante il prestigioso giornale
“La voce di Campofranco”.
Ha seguito il Sinodo anche attraverso
l’approfondimento di particolari tematiche come la pastorale giovanile, verso
quale società, una pastorale per vincere la mafia, parrocchia e territorio, i
cattolici praticanti, adeguamento di impianti tecnologici.
Puntuali sono i resoconti dei lavori assembleari,
vivaci le interviste ai vari responsabili del Sinodo.
In tutto questo c’è passione di Chiesa, voglia di
rinnovamento, spinta al cambiamento, amore alla verità, volontà di tradurre in
prassi pastorale le indicazioni conciliari.
Un lavoro prezioso ma non capito, anzi, criticato da
chi è ancorato a sistemi clericali, ad incapacità di confronto, a difficoltà
nel dialogo.
Il
libro risulta un prezioso strumento per recuperare la memoria del primo Sinodo
diocesano nisseno, esperienza, seppure problematica, di coralità ecclesiale, di
corresponsabilità dei vari stati di vita, di partecipazione creativa di tutti i
ministeri.
Uno
strumento per far risorgere un evento carico di speranza e di futuro,
consapevoli che non c’è identità senza memoria.
Don Vincenzo Sorce
(2012)
mercoledì 18 luglio 2012
"Legalità e santità"
L'importanza di fare bene il proprio dovere vale per tutti. E' quello che in una prospettiva religiosa, non certo della religiosità distorta delle mafie, il vescovo siciliano Cataldo Naro definiva "la santità vissuta". E spiegava proprio con riferimento alle terre di mafia: "Il cristiano agisce nella storia col dono della carità, allora abitando in un territorio come questo, il cristiano non può non vivere con questo intento: essere santo ogni giorno. E questo vale per tutti: per il carabiniere, per il politico, per il professore, per il bidello, per la guardia municipale..." In una prospettiva laica lo stesso vale per la scuola, i partiti, il sindacato, le professioni, il giornalismo.
domenica 27 maggio 2012
Il capriolo ed i corvi.
Si diceva che sulle montagne vicine e nei boschi limitrofi al campo dove i bambini giocavano con il capriolo, vi fossero anche dei lupi. Ma nessuno li aveva mai visti e, comunque, non disturbavano il capriolo.
La presenza di quanti venivano ad incontrare il capriolo cominciò ad essere molto utile al paesetto e aumentò il benessere dei negozi, dei bar, dei ristoranti. Tutti erano lieti e contenti.
Il sindaco per fare l’interesse del paese mise delle guardie armate nei pressi di via Vat, dalla quale arrivava sempre il capriolo. Le guardie avevano il compito di proteggere il paese ed il capriolo dai lupi.
Un giorno il capriolo non venne. I bambini aspettarono invano. Alcuni addirittura cominciarono a piangere.
I genitori si mobilitarono ed iniziarono una ricerca nelle valli circostanti. Uno di essi vide dei corvi che mangiavano attorno a qualche cosa che non si vedeva bene cosa fosse. Si avvicinarono e videro che erano attorno alla pelle del capriolo che loro ben conoscevano.
Andarono a parlare con il capo delle guardie, ma non ebbero alcuna risposta.
Un bambino, figlio di una delle guardie, raccontò di avere mangiato della carne di capriolo ucciso dal padre. La notizia si sparse e così si capì che il capriolo era stato ucciso proprio da chi doveva proteggerlo.
Il sindaco ed il capo delle guardie iniziarono ad indagare e si appostarono, non visti, su un colle vicino alla via Vat. Poterono così vedere che alcune guardie sparavano ai corvi a causa dei quali era stato scoperto che essi uccidevano i caprioli.
Venne così a crearsi una situazione che ancora non è stata risolta:
- i bambini non andarono più a giocare in quel campo;
- i forestieri non vennero più nel paesetto ed in conseguenza si ridussero gli affari dei bar, dei ristoranti e
dei negozi;
- il capo delle guardie fu costretto a dimettersi perché non solo non era riuscito a controllare il loro lavoro ma non aveva impedito che le guardie uccidessero il corvi;
- anche il sindaco si dimise perché non riuscì a licenziare le guardie infedeli in quanto esse erano state assunte con un contratto che non vietava espressamente l’uccisione dei caprioli e dei corvi;
- anche molti cittadini di quel paesetto delle Alpi si trasferirono altrove e forse tra poco tempo il paesetto perderà l’autonomia amministrativa.
Stefano Diprima
27 maggio 2012
27 maggio 2012
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