mercoledì 28 dicembre 2011

NELLA CHIESA

Diocesi di Caltanissetta
Associazione diocesana di Azione Cattolica
8 giugno 2008

Gli attuali dirigenti diocesani di Azione Cattolica mi hanno chiesto di dare una testimonianza del mio personale impegno nella Chiesa di Sicilia sia  nell’Azione Cattolica, come Presidente diocesano, sia in altri organismi ecclesiali.
Qui di seguito lo faccio soffermandomi particolarmente sul mio impegno in Azione Cattolica.
            Ho fatto il ginnasio ed i primi due anni di liceo nel seminario di Caltanissetta (rettore mons. Giovanni Rizzo e vescovo mons. Giovanni Jacono). Alla fine del secondo anno di liceo sono uscito dal seminario con la benedizione sia del rettore che del vescovo.
            Ho voluto dirvi questo perché in quei giorni ho preso una decisione che, poi, avrebbe condizionato tutta la mia vita: ho deciso che avrei dedicato il mio tempo  per metà alla mia Chiesa e per metà alla mia famiglia.
Da studente universitario ho fatto parte della FUCI di Palermo (assistente mons. Arena). Furono anni di impegno assieme a Raffaello Rubino ed altri amici. Nel 1951 nella FUCI decidemmo di fondare in Sicilia il Movimento Federalista Eoropeo di Altiero Spinelli . A me fu affidato il compito di creare sezioni nei comuni della provincia di Caltanissetta con l’elezione dei relativi segretari e dei delegati al congresso nazionale. Nacquero così le sezioni di Caltanissetta (segretario Calogero – Lillo - Granata), Sutera (segr. Calogero – Lillo - Salamone), Campofranco (segr. Girolamo D’Anna), Mussumeli, Villalba ecc.
Una volta iniziata la mia attività professionale mi sono sposato ed ho stabilito la mia residenza a Campofranco.
Sono stato membro, sin dalla loro prima costituzione, del Consiglio Pastorale Diocesano e del Consiglio Diocesano per gli Affari Economici e poi anche del Consiglio diocesano di Azione Cattolica.
            Tralascio di parlare di altri impegni minori per soffermarmi sul periodo in cui ho svolto il ruolo di Presidente diocesano di Azione Cattolica: dal 13 giugno 1976 al 13 ottobre 1977 (487 giorni).
Il triennio precedente alla mia nomina era stato ricco di impegni e di attese, ne evidenzio sei:
1.      il Concilio Vaticano II si era concluso da pochi anni ma dinanzi a noi stava l’impegno di iniziare a travasarlo nella vita della nostra associazione e della nostra Chiesa particolare; sperimentavamo il nuovo statuto ed il relativo regolamento, entrati in vigore nel novembre del 1969;
2.      vivissima era la discussione sulle scelte di fondo fatte dal nuovo statuto: scelta religiosa, scelta educativa, scelta popolare. La crisi numerica che l’Associazione si trovò a dovere affrontare e l’atteggiamento dell’ACI in occasione del referendum sul divorzio;
3.      le polemiche di Comunione e Liberazione nei confronti del tradizionale associazionismo, e dell’Azione Cattolica in particolare, che distingueva tra impegno religioso ed impegno politico avevano determinato una presa di posizione ufficiale della Conferenza Episcopale Italiana. Il 2 febbraio 1976 a conclusione di una serie di riflessioni ed anche di chiarimenti tra Consiglio permanente della CEI e Consiglio Nazionale dell’Azione Cattolica, il Consiglio permanente della CEI rendeva pubblica una lettera al presidente dell’Azione Cattolica, Mario Agnes, in cui con la riconferma della fiducia dei vescovi all’ACI, venivano anche fatti “rilievi” e dati “orientamenti” per esempio sul significato di “scelta religiosa”, di “democraticità” e “unitarietà” dell’ACI, di “impegno dell’Azione Cattolica a dare il suo apporto per la elaborazione e la diffusione di un insegnamento sociale cristiano”.
Erano questi fermenti in cui ci sentivamo fortemente coinvolti perché anche tra noi vi erano diversi modi di atteggiarsi specialmente nei confronti dell’ “agire politico” e le discussioni sulla “identità” dell’Azione Cattolica ci impegnavano calorosamente;
4.      altra importantissima circostanza era rappresentata dal recente arrivo del nuovo e giovane vescovo mons. Alfredo Maria Garsia. Avevamo seguito i lavori del Concilio. Avevamo iniziato a lavorare secondo il nuovo statuto ma molte difficoltà erano dinanzi a noi: prima tra tutte la costruzione di una associazione unitaria che esprimesse una qualificata collaborazione dei laici alla missione della Chiesa. Il Concilio aveva aperto nuovi modi di partecipazione dei laici alla vita della Chiesa. A Caltanissetta era già stato costituito il Consiglio Pastorale diocesano ma rimanevano da avviare gli altri organismi di partecipazione sia a livello diocesano che parrocchiale.   L’arrivo di un vescovo giovane e aperto alimentava assieme al nostro impegno anche le nostre speranze;
5.      altra circostanza favorevole era data dal fatto che il nostro presidente, Sergio Mangiavillano, col quale avevamo lavorato per sei anni, passava a reggere la delegazione regionale. Tale fatto ci poneva in una situazione di maggiore responsabilità nell’operare e nel collaborare con le altre diocesi;
6.      ancora una particolare spinta veniva dal recente convegno diocesano su “Evangelizzazione e Promozione Umana” celebrato il 4 aprile 1976 ed i cui frutti dovevamo fare arrivare, lavorando di concerto con la apposita commissione, in tutte le parrocchie della diocesi.
Questo era il clima nel quale assumevo la presidenza del Consiglio Diocesano di Azione Cattolica costituito da amici capaci ed impegnati, con la gran parte dei quali, negli anni precedenti, avevamo bene lavorato insieme.

            Desidero ricordare i loro nomi (alcuni di essi non sono più con noi):

Alfonso Abate
Vicepresidente settore Adulti Uomini
Maria Iacono
          “                “       Adulti  Donne
Ferdinando Rovello
         “                 “      Giovani Uomini
Lidia Fiamma
         “                 “      Giovani Donne
Giuseppe Cavaleri
Responsabile A. C. R.


Consiglieri:

Settore adulti
Settore Giovani
A. C. R.
Teresa Giordano
Anna M. Caruana
Anna Maria Paxia
Michele Fonti
Giuseppe Buscemi
Assunta Di Leonardo
Filippo Orlando
Aldo Ferrara
M. Antonietta Esposito
Biagia Pitronaci
Giuseppe Giambrone
Rosaria Geraci
Graziella Riggi
Giuseppina Giannone
Giovanni Urrico
Nicoletta Pitronaci
Antonio Virone


Elio Virone




Movim. Maestri
Michele Campione
Movim. Lavoratori
Filippo Mastrosimone  e  Giuseppina Spinelli
Movim. Studenti
Michele Cortese    e   M. Josè Miraglia


Assistenti:

Assistente diocesano
Mons. Liborio Campione
       “              settore  adulti
Can. Don Salvatore Sferrazza
       “                  “       giovani
Don Salvatore Tumminelli
       “   coadiut.  “         “  (giovanissimi)
Don Antonino Migliore
       “      A. C. R.
Don Liborio Giarratana
       “      movim. Maestri
Mons. Leonardo Stella
       “      movim. Lavoratori
Don Michele Quattrocchi


Per inciso ricordo che:
Assistente regionale era Mons. Giuseppe   Carcione
   “          generale   era Mons. Marco Cè (poi Patriarca di Venezia)

La consistenza numerica dell’associazione diocesana al maggio 1976 era la seguente:

Parrocchie
65
Associazioni
39
Soci di Az. Catt.:

        adulti
1178
        giovani
543
        ragazzi
343
        fanciulli
358
Totale soci
2422


            In continuità d’azione con le presidenze precedenti, gli impegni principali furono:
a)      Formazione dei responsabili e dei soci ai vari livelli e per tutti i settori. Gli strumenti operativi furono i campi scuola (Carini, Solarino, Linguaglossa, Castelbuono), gli incontri zonali, la partecipazione ai corsi di formazione nazionali. Si ricercò non solo di dare sul piano pastorale una “formazione al senso ed al servizio della Chiesa” “in ordine alla evangelizzazione ed alla santificazione” ma anche alla pratica di una amministrazione finanziaria corretta e trasparente. Quest’ultimo aspetto della formazione, purtroppo alquanto trascurato in ambito ecclesiastico e nello stesso statuto e relativo regolamento di Azione Cattolica, fu causa di una grossa incomprensione con il settore giovanile ma fu lo spunto che mi convinse a portare all’attenzione della terza assemblea nazionale di Azione Cattolica, la esigenza di dare nell’associazione all’aspetto amministrativo un maggior peso in considerazione del fatto che dall’Azione Cattolica provenivano gran parte degli uomini che amministravano in Italia la cosa pubblica. Quell’intervento fu sottolineato in quella sede da un esteso e vivo consenso di tutti i presenti e, dopo tanti anni, mi è stato ricordato da Mario Agnes venuto, su invito di don Cataldo Naro, a S. Cataldo per la presentazione del suo volume “Acta Diurna”.
b)      Dare unitarietà all’associazione. Qualche difficoltà ad un cammino unitario venne dal settore giovanile che pure era generosamente impegnato a tutti i livelli e pubblicava un periodico “IL FOGLIO” che aveva il compito di realizzare un collegamento tra i giovani e di tenerli informati direttamente di quanto si organizzava nel settore. Credo che ancora oggi l’unitarietà dell’Azione Cattolica, tra freni ed impazienze, tra delusioni e conflitti, non sia ancora un fatto concluso.
c)      Dare alla associazione una struttura organizzativa che la rendesse, come associazione, più svincolata dalle particolari situazioni parrocchiali non sempre favorevoli e maggiormente legata sia al centro che alle analoghe associazioni presenti nelle altre parrocchie e nei paesi vicini. Anche se lo statuto prevedeva la distinzione tra uomini e donne per i settori adulti e giovani, nella nostra diocesi il settore giovani non la pose mai in atto. La necessità di fare il massimo sforzo sul piano organizzativo, almeno per quanto mi riguardava direttamente, era motivato dall’esplicito forte invito in tale direzione che Paolo VI ci fece nell’udienza a conclusione della terza assemblea nazionale di Azione Cattolica il 25 aprile 1977.
Anche l’A. C. R., particolarmente curata da Giuseppe Cavaleri e don Liborio Giarratana, diede visibile dimostrazione della sua organizzazione nella marcia cittadina che vide sfilare oltre 1500 ragazzi per le vie di Caltanissetta il 6 febbraio 1977 invocando un mondo migliore e più giusto.
d)     Collaborare con gli organismi pastorali diocesani ed in primo luogo con il Consiglio Pastorale diocesano che proprio in quel periodo formulò il primo piano pastorale diocesano tutto incentrato sulla famiglia. Demmo un apporto sostanziale e decisivo alla nascita ed all’organizzazione dell’Ufficio pastorale voluto dal Vescovo. Aldo Ferrara, consigliere diocesano, offrì la sua presenza, ogni giorno (tranne il lunedì) dalle 10 alle 13, nell’ufficio pastorale. Ciò dava alle associazioni parrocchiali la possibilità di avere un contatto diretto anche telefonico con il Centro. L’ufficio pastorale diventò così un posto frequentato non solo dai consiglieri diocesani, specialmente giovani, ma anche dagli iscritti. Ciò non fu ben tollerato da qualcuno che pensò bene di denunciarlo addirittura al Vaticano.
e)      Dare impulso alla partecipazione dei laici alla vita della Chiesa  attraverso i consigli pastorali parrocchiali. L’impegno in tale direzione era portato avanti dal presidente nazionale Agnes e noi a Caltanissetta lo abbiamo seguito, purtroppo senza grande successo. Fu un tema, ad esempio, che i giovani approfondirono nel campo scuola di Solarino.
f)       Fu studiata anche l’iniziativa di attivare una radio trasmittente. I risultati della nostra ricerca, fatta in sede diocesana, furono oggetto di comunicazione in sede regionale, da parte mia, in un apposito incontro promosso dal delegato regionale Sergio Mangiavillano. Ma non si approdò a nulla sia in sede diocesana che regionale.
Campofranco, luogo della mia residenza, dista da Caltanissetta 75 chilometri.
Oltre che nell’Azione Cattolica ero impegnato nel Consiglio Pastorale diocesano e nel direttivo del Consiglio stesso. Nel periodo della mia presidenza, detti organismi tennero 20 riunioni. Mia moglie ed i miei figli non ressero alle mie frequentissime assenze specialmente nei giorni di sabato e domenica. Non mi restò che prendere atto dei loro buoni motivi.
Il 13 ottobre 1977, dopo 487 giorni, ho inviato al vescovo ed all’assistente diocesano, le lettere delle mie dimissioni. Così fui il primo presidente diocesano nisseno che non ha concluso il triennio.
La formazione avuta in seminario e l’esperienza maturata nella chiesa diocesana ed in Azione Cattolica mi hanno consentito di lavorare:
·         nel Consiglio nazionale dell’Associazione Genitori (AGE) per circa 14 anni;
·         nella Commissione Pastorale Regionale;
·         nella segreteria della Conferenza Episcopale Siciliana;
·         nei comitati organizzatori dei Convegni regionali delle Chiese di Sicilia;
·         nella Fabbriceria del Duomo di Monreale.
Attualmente faccio parte:
·         del Consiglio di Amministrazione della Facoltà Teologica di Sicilia;
·         del Comitato di valutazione della Facoltà Teologica di Sicilia;
·         del Consiglio di Amministrazione dell’Associazione Casa Famiglia Rosetta;
·         e coordino un gruppo di tecnici che sta curando l’illuminazione del Duomo di Monreale.

Stefano Diprima

Presidenza diocesana di Azione Cattolica
Dal 13 giugno 1976 al 13 ottobre 1977

Elenco attività

30-mag-76
Assemblea dioc. di Az. Catt. ed elezione del nuovo Cons. Dir.

13-giu-76
Il Cons. Dioc. elegge il Pres. dioc. di Az. Catt. (Stef. Diprima)

12-lug-76
CARINI Incontro ACR sino al 18
17-lug-76
CL - Consiglio di pres. [14]
26-lug-76
CAMALDOLI - Fuci sino al 2 agosto
30-lug-76
Campo scuola a Solarino sino al 5-8-76 [16]

23-ago-76
LINGUAGLOSSA Campo ACR sino al 28
11-set-76
CL Consiglio dioc. (primo) [13]
14-set-76
ROMA Formaz. resp. sett. adulti sino al 19 (prima settim.)

15-set-76
ROMA Conv. Naz. resp. giov. sino al 19
26-set-76
Juculia conv. dioc. Az. Catt. sino al 28-9-76 per respons.[7] prog.vita associativa.

9-ott-76
SERRADIFALCO Incontro resp. giovanissimi

16-ott-76
CL Consiglio dioc. [13]
30-ott-76
CL Convegno dioc. Evang. e Prom. Umana sino al 4 nov.

4-nov-76
CL Incontro dioc. gruppi giovanili
13-nov-76
CL - Consiglio di pres.[14]
27-nov-76
Juculia - Consiglio reg. ACI [1] verbale
3-dic-76
Roma - Convegno naz. ACI [17-8]
18-dic-76
CL Consiglio dioc. [13]

22-dic-76
CL Ritiro spir. per consiglieri dioc. [13]

2-gen-77
CL - Assemblea dioc.[7] Difesa vita

12-gen-77
CL Conferenza Lazzati al Collegio

26-gen-77
CL Costituzione Consultorio dioc.

30-gen-77
PA Consiglio reg. (partecipo) [1]

1-feb-77
*CL Incontro dioc. giovanile di spiritualità

1-feb-77
*CL Incontro dioc. giov. di verifica

6-feb-77
CL Marcia cittadina ACR (n. 1500)[6]

27-feb-77
CL Inconctro dioc. animat. giovanissimi

1-mar-77
CL Conferenza padre Bart. Sorge

26-mar-77
CT Incontro vice pr. dioc.[2]

3-apr-77
CL Consiglio Dioc.[2]

16-apr-77
CL Corso animat. sett. adulti

22-apr-77
Roma - 3° assemblea naz. ACI sino al 25. Parlo

23-apr-77
CL Corso animat. sett. adulti

30-apr-77
CL Corso animat. sett. adulti

6-mag-77
CL Consiglio dioc.

26-mag-77
CL - Conferenza Agnes

23-ago-77
CASTELBUONO Campo giov. a S. Guglielmo sino al 29

13-ott-77
Lettera al Vesc.ed a Mons. Camp. di dimissioni




Italia Nostra: Novità rilevanti e positive per Pasquasia e c/da Stretto

Caltanissetta, 24 giugno 2011

Novità rilevanti e positive per due siti, due luoghi su cui, noi di Italia Nostra, abbiamo sempre posto particolare attenzione. Due siti, due luoghi che, di certo non impropriamente, abbiamo definito “bombe ecologiche”. Stiamo parlando del dismesso sito minerario di Pasquasia e dell'ex discarica comunale di contrada Stretto. Per quanto riguarda Pasquasia, dopo la recente inchiesta della Procura della Repubblica di Enna, un intervento concreto e urgente finalizzato alla bonifica del sito era atteso, considerata la presenza di una grande quantità di amianto e olio dielettrico, sostanze fortemente inquinanti, cancerogene. Martedì 14 giugno è stato firmato l'Accordo di Programma Quadro tra il rappresentante del Ministero dell'Ambiente, l'assessore regionale al Territorio e ambiente Marino con il direttore generale Emanuele, il presidente della Provincia Regionale Monaco, l'assessore provinciale Amato, il sindaco di Enna Garofalo. L'accordo ha consentito di liberare risorse economico-finanziarie pari a 20 milioni di euro, che serviranno per la bonifica integrale del sito minerario di Pasquasia. Gli interventi di bonifica consentiranno, dunque, di eliminare sia l'olio dielettrico sia la rilevante quantità di amianto presenti nel territorio.
Contatore GEIGER mod. LX 1710
 Per la ex discarica di contrada Stretto, in territorio comunale di Caltanissetta, assai vicina al Villaggio Santa Barbara e alla Riserva naturale orientata Monte Capodarso e Valle dell’Imera Meridionale, invece, opere di bonifica saranno appaltate dall’Ato Ambiente CL 1, per un importo a base d’asta di 27.721,32 euro. Sono previsti lavori per circa sei mesi. Ricordiamo che la ex discarica di contrada Stretto è stata, negli anni passati, di proprietà del Comune di Caltanissetta, oggi appartiene dall’Ato Ambiente CL 1. Quando detta discarica fu chiusa dall'Autorità Giudiziaria, il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Caltanissetta, dr.ssa Ombretta Malatesta, relazionando alla Commissione parlamentare antimafia, il 28 settembre 2005, ne qualificò la gestione come uno dei casi più gravi ed eclatanti sul territorio nazionale. 
Tra le radiazioni naturali e artificiali, ionizzanti e non, che quotidianamente riceviamo come esseri viventi, e in particolare come abitanti di un territorio in cui esistono numerose cave e miniere dismesse,  il ricordo di Cernobyl  e, ancora di più la tragedia di Fukushima, ci hanno fatto temere che qualche sorgente radioattiva ionizzante a noi occulta potesse alterare la radioattività naturale esistente. L’area mineraria di Pasquasia, oggi sottoposta a sequestro giudiziario da parte della Procura della Repubblica di Enna, da anni desta preoccupazione e allarme nei  cittadini ennesi e nisseni. Per l’associazione che rappresentiamo, Italia Nostra, ci è sembrato doveroso chiarire prioritariamente a noi stessi, ma non solo, con uno specifico strumento di rilevazione (di libera vendita) adoperato da un tecnico ingegnere, cosa è possibile riscontrare in prossimità della miniera di Pasquasia, in merito ad una ipotetica presenza di radionuclidi. Il risultato, con tutti i limiti di un rilievo di per sé complesso e per noi non necessariamente probativo di rischio eventuale, ci ha confermato un rassicurante livello di radiazione, il cui ordine di grandezza resta al di sotto degli standard ufficiali di radioprotezione. Un dato sufficiente, ma parziale. Non adeguato e completo per una ricerca scientifica finalizzata a valutare le condizioni del sito nei suoi punti più sensibili e l’esposizione dell’immediata contiguità non solo dell’aria, ma della superficie del terreno e del sottosuolo. Questo, laddove si intendesse conoscere l’eventuale assorbimento delle radiazioni in termini di ecologia, idrologia e geolitologia.
Da sinistra: l'arch. Giuseppe Cancemi, l'ing. Stefano Diprima, l'arch. Luca Iannì

Ad ogni modo, possiamo concludere che nelle immediate vicinanze del dismesso sito minerario di Pasquasia, e cioè lungo la statale 122, nel bivio e nel tratto di strada che dal bivio porta ai cancelli della miniera, non si rileva, allo stato odierno, alcun valore apprezzabile di radioattività che alteri la naturale presenza di radiazioni ionizzanti di fondo. Ovviamente, non è stato possibile andare oltre  la recinzione e i cancelli della miniera, sorvegliati da un custode e, come precedentemente evidenziato, sottoposti a sequestro giudiziario.  Per saperne di più occorrerà attendere che la Procura della Repubblica di Enna renda pubblici gli esiti degli accertamenti in corso.
I rilievi – effettuati dall’ingegnere Stefano Diprima, dall’urbanista Giuseppe Cancemi, dall’architetto Luca Iannì e dal consigliere nazionale di Italia Nostra Leandro Janni – sono stati realizzati lo scorso 16 giugno 2011. (Si allegano 5 immagini fotografiche)


Cordiali saluti,

Leandro Janni

Consigliere nazionale di Italia Nos

martedì 20 dicembre 2011

mercoledì 14 dicembre 2011

Sebastiano Mottura e le ferrovie in Sicilia

Sebastiano Mottura:
modernità e modernizzazione
in Sicilia nei primi decenni post-unitari.

Il 3 dicembre 2011
nell’Aula Magna dell’Istituto Statale Industriale Minerario ed Elettrotecnico
 Sebastiano Mottura di Caltanissetta
si è tenuto un convegno in occasione del 180° anniversario della nascita del fondatore Sebastiano Mottura (1831-1897)
 su iniziativa del preside Salvatore Vizzini.
Relatori:

CLAUDIO TORRISI – Direttore dell’Archivio di Stato di Palermo
Sebastiano Mottura: un piemontese sabaudo nella Sicilia dello zolfo

RAIMONDO CATALANO – Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare, Università di Palermo
Sebastiano Mottura geologo

STEFANO DIPRIMA - Ingegnere
Sebastiano Mottura e le ferrovie in Sicilia

MASSIMO NARO – Direttore del Centro Studi Cammarata di San Cataldo
«Dopo l’invenzione del vapore e del telegrafo»: la Chiesa nella modernità secondo Sebastiano Mottura

Conclusioni
SALVATORE ADAMO – Ingegnere, già Ing. Capo del Distretto Minerario di Caltanissetta.
***
Di seguito si riporta un estratto della relazione e della presentazione (in PowerPoint) fatte dall’ing. Stefano Diprima. Copia degli originali possono essere richiesti all’Istituto Mottura o al relatore.
***
Desidero esprimere la mia sorpresa per la statura culturale e per i tanti interessi in cui eccelleva l’ing. Sebastiano Mottura.
 Ho anche potuto constatare che  i tecnici suoi contemporanei lo stimavano molto  oltre che per la sua competenza nelle varie branche di cui si occupava, anche per la sua onestà intellettuale e per la sua umiltà.
A me tocca ora presentarvi la sua attività nel settore ferroviario il cui inizio in Sicilia coincise con l’inizio della sua attività ingegneristica (l’attenzione alle ferrovie in Sicilia inizia col 1860 e Mottura si laurea nel 1857ed arriva in Sicilia nel 1862).
         Per comprendere meglio l’azione del Mottura ritengo opportuno dare uno sguardo generale alla situazione dei trasporti in Italia e particolarmente in Sicilia prima del 1860  per poi esporre come tale situazione si è evoluta dal 1860 ad oggi ed il contributo dato dall’ing. Mottura nel settore ferroviario.
La moderna rete stradale siciliana inizia con la seduta del 5- aprile 1778  in cui i tre bracci del parlamento siciliano approvano il tracciato delle nuove strade rotabili: Palermo – Girgenti; Palermo – Sciacca; PA-CT-ME con numerose traverse. Nell’anno successivo iniziano alcuni lavori.
Prima di allora esistevano solo mulattiere , oggi ricordate nelle carte storiche come “regie trazzere”, sentieri e antichissime vie armentizie.
Si viaggiava a cavallo o con lettighe. Anche Goethe girò per la Sicilia nell’aprile ed il maggio del 1787 a dorso di muli ed annotò di aver visto molti muli ed asini ma pochi cavalli.
Il merito di iniziare in Italia l’era delle ferrovie spetta a Ferdinando II Re delle Due  Sicilie. Il primo tronco entra in servizio il 3 ottobre 1839 da Napoli a Granatello di Portici (7,250 km); l’anno successivo raggiunse Torre Annunziata.
I costi delle ferrovie apparvero subito enormi ed insostenibili. Vi fu chi propose di aprire un canale tra il Tirreno e l’Adriatico (l’alto funzionario Afan de Rivera). Si discusse sulla opportunità, per risparmiare, di fare circolare le locomotive sulle strade ordinarie anziché su rotaie.
Il 25 giugno 1860 Depretis (prodittatore di Garibaldi) emette un decreto che autorizza la realizzazione della ferrovia  Palermo – Caltanissetta – Catania.
Nel 1863 (il 23 ottobre) si inaugura il 1° tratto di ferrovia  in Sicilia: PA-Bagheria (14 km); e nel ‘64 il tratto Bagheria – Trabia (18km).
Negli anni successivi furono costruite le altre linee ferroviarie.
Nel 1871 si ultima la dorsale jonica Messina – Catania – Siracusa (183 km) con tratte a doppio binario.
Nel 1885 si apre la Raccapalumba – Vallelunga - Caltanissetta Xirbi. Si completa così la dorsale Sicilia centrale Palermo centrale – Caltanissetta Xirbi -  Catania (253 km); questa dorsale accorcia di 92 km (335-243) quella ultimata nel 1881 che passava da Aragona Caldare e Canicattì. 
Nel 1895 vengono aperte  la Palermo centrale – Messina via Cerda e la Palermo centrale -  Messina lungo la costa tirrenica: si ultima così la dorsale tirrenica Palermo – Messina (231 km). La presenza della ferrovia lungo la costa determina l’abbandono da parte di molti abitanti, dei villaggi arroccati sulle montagne (Madonie, Peloritane, Nebrodi) difficilmente raggiungibili dalle strade ordinarie.
Le ferrovie dovevano risolvere principalmente il problema dei trasporti dello zolfo e del salgemma dai luoghi di produzione ai porti. Le difficoltà di costruirle erano di solito dovute alla scelta dei tracciati, influenzata da campanilismi, da interessi industriali ed agrari,e da difficoltà finanziarie. Settantacinque famiglie latifondiste, possedevano la maggior parte dell’industria dello zolfo(localizzata principalmente nelle provincie di Caltanissetta e Girgenti) e tale era la loro influenza politica che la legge piemontese sulle miniere, del tutto eccezionalmente, non fu estesa alla Sicilia nel 1861. Il numero delle miniere di zolfo si aggirava attorno a 500; i lavoratori direttamente coinvolti erano circa 25.000 mentre erano 250.000 erano quelli dell’indotto.
Già nel 1875 la zolfo siciliano subisce la concorrenza dello zolfo americano che viene estratto con sistemi molto meno costosi. Ne risente anche lo schema della rete ferroviaria siciliana costituita da una fitta rete a scartamento ridotto che oggi  è stata abbandonata (ad esclusione della circumetnea).
 I lavoratori siciliani, o per superstizione o per le minacce di tipo mafioso, si dimostrarono talvolta restii a lavorare alla costruzione delle ferrovie, così come prima avevano boicottato il telegrafo elettrico, e ancora una volta fu necessario importare manodopera dal continente malgrado l’elevata disoccupazione locale. 
   La mafia, sempre attiva per il mantenimento dello statu quo ebbe un grande ruolo:
·  all’interno delle miniere;
·  nella gestione di esse attraverso i gabelloti;
·  nei trasporti del minerale a dorso di muli. Il trasporto su ruote,  che forse avrebbe potuto salvare l’industria, avrebbe costretto i mulattieri a cambiare mestiere e per conseguenza la mafia molto spesso fu contro la costruzione di strade e ferrovie. A Ragusa i mulattieri rifiutarono di trasportare l’asfalto dalle miniere locali alla stazione ferroviaria perché guadagnavano di più trasportandolo fino ai porti costieri e furono pronti a difendere il loro monopolio con la violenza;
·  nel carico delle navi che si prolungava oltre ogni misura ( nel 1881 a Porto Empedocle le operazioni di carico di una nave di 300 tonnellate potevano richiedere ancora 15 giorni ).
Il padre di Pirandello, amministratore di una miniera di zolfo, riferì di avere subìto cinque attentati alla sua vita da parte della mafia locale.
Il ruolo avuto da Sebastiano Mottura.
Nel 1875  il Ministro del LL.PP. Spaventa nomina una commissione di tecnici: l’ing. Siben (delle ferrovie liguri) e l’ing. Imperatori (ispettore del Genio Civile) per relazionare sulle ferrovie già costruite, su quelle da costruire e di proporre tutte le iniziative da prendere per mettere le ferrovie in stato di “installo sicuro e regolare esercizio”.
       Detta commissione chiede all’ing. Mottura di accompagnarla nei sopralluoghi “per avere informazioni sui terreni percorsi dalle ferrovie”.
Su proposta di detta commissione, l’ing. Mottura viene incaricato di esaminare il tracciato della linea Montedoro studiata dall’ing. Vincenzo Nicolari. Spesa prevista 18· 000 ·000 £.
   L’ing. Mottura sostiene la validità della linea della Caldare-Girgenti e Caldare- Canicattì – CL, per l’industria mineraria (zolfo e salgemma di Racalmuto), per l’agricoltura e per la popolazione servita. Il completamento di tale linea avrebbe potuto essere la Canicattì – Licata dal cui porto avrebbe potuto transitare lo zolfo ed il salgemma. Nel giugno del  1877 al  Parlamento si discusse sulla scelta del tracciato che doveva avere il collegamento ferroviario PA – CL –CT via Vallelunga . Fu stanziata una somma che al Mottura apparve insufficiente.
 Nel febbraio del 1878 pertanto il Mottura decise di riprendere una proposta di linea alternativa alla Roccapalumba -  CL  xirbi (via Vallelunga) e nel febbraio del 1878 pubblicò un volumetto: “SULLE  FERROVIE  -  Proposte  per la – CONGIUNZIONE  DELLE  LINEE – Palermo – Girgenti  e Catania - Licata” in cui fece due proposte al fine di conseguire risparmi di tempo e di denaro:
1)   Il tracciato della linea delle Due Imere che dalla foce del fiume Imera Settentrionale (nei pressi di Fiumetorto) e, seguendo il tracciato dell’Attuale autostrada A19, arrivava fino ad Imera nei pressi dello svincolo della A19 per Caltanissetta. La linea delle due Imere avrebbe avuto bisogno di attraversare la sella Xiremi con una grande galleria (della lunghezza massima di 5.600 km ), di altre 3 piccole gallerie (di una lunghezza complessiva di 500 m). La lunghezza totale prevista della linea 68,700 km. Costo attorno a 27·000·000 £, cioè 10 milioni meno della linea di Vallelunga.
A sostegno della sua proposta dimostrò:
a.  che sarebbe costata meno di quella passante per Vallelunga;
b.  che avrebbe servito una popolazione più numerosa (70·000 abitanti la linea delle Due Imere e 21·870 quella di Vallelunga);
c.  che sarebbe stata più stabile (“soda”);
d.  che la costruzione avrebbe richiesto minor tempo;
e.  che avrebbe meglio tutelato gli interessi della Sicilia e particolarmente di Palermo;
f.  che avrebbe importato la costruzione di minor numero di ponti;
g. che avrebbe evitato la lunga e dispendiosa galleria di “Castellaccio” (che oggi passa sotto Marianopoli);
h.  che sarebbe stato meno oneroso il rifornimento d’acqua per le caldaie a vapore dei treni in quanto l’acqua disponibile nelle vicinanze delle Madonie era di migliore qualità.
  Il volume pubblicato dal Mottura si chiude  con la speranza che venga nominata una commissione di tecnici molto qualificati e coscienziosi che visitino le due linee suddette (le Due Imere e la Vallelunga) e prendano le definitive decisioni.
2)    L’abolizione della così detta  linea Montedoro (che dall’attuale stazione di Serradifalco passando nei pressi di Montedoro e Bompensiere e poi seguendo il torrente Gallo D’Oro si collegasse alla linea Passofonduto (cioè Campofranco) – Aragona Caldare che sarebbe stata collegata a  Girgenti ed a Licata.
L’ing.  Mottura esegue uno studio del tracciato della linea delle Due Imere e cura la redazione di una carta geologia relativa ai terreni attraversati (scala 1:50.000).
Appena fu pubblicata la proposta del Mottura si scatenò una forte polemica anche perché due lotti della linea per Vallelunga erano stati già appaltati.
 Tre furono le pubblicazioni di cui ho conoscenza, in risposta al Mottura che proponeva la linea delle Due Imere:
·    La prima del 17 marzo 1878 degli ingg. Saverio e Salvatore Cavallari di Palermo (Risposta alla memoria pubblicata dall’ing. Sebastiano Mottura nel febbraio 1878). I due ingegneri Cavallari avevano fatto il progetto di massima della linea per Vallelunga. E la loro scelta era stata avallata dall’ing. Billia che sovrintendeva alla costruzione di tutte le ferrovie siciliane e dal sindaco di Palermo on. Perez.
·      La seconda del 13 agosto dell’arch.  ing. Vincenzo Vizzini Gruttadauria di San Cataldo e residente a Caltanissetta, che inizia lodando il Consiglio Superiore dei LL. PP. che aveva appena dato parere favorevole alla linea per Vallelunga.
·     La terza della fine 1878 del sig. Calcedonio Pensovecchio da Vallelunga e presidente del Comitato della ferrovia per Vallelunga. Egli era anche l’autore di un volumetto pubblicato nel 1875 “Ferrovia Palermo-  Caltanissetta per Vallelunga”.
Tutti e tre i suddetti autori dichiarano di nutrire rispetto per la persona, le competenze e l’onestà intellettuale dell’ing. Mottura ma ne contrastano le argomentazioni relativamente:
·    alle opere d’arte necessarie (ponti, muri di sostegno ecc.),
·    alle gallerie,
·    ed, addirittura, alla salubrità dell’aria da esse attraversate, essendo giudicate malariche alcune di esse.
***
Oggi (3 dicembre 2011) le ferrovie siciliane stanno subendo grandi trasformazioni:
·     è di qualche giorno fa la notizia della soppressione delle carrozze-letto (con conseguente perdita di posti di lavoro di centinaia di persone) determinata dall’entrata in esercizio di linee ad alta velocità. La Sicilia ne usufruiva più delle altre regioni;
·      già il piano di produzione 2010 di Trenitalia prevedeva dal 1 dicembre 2010 di abbandonare completamente la Sicilia estendendo il “servizio di base” alla sola
penisola sino alla Calabria. Addio alle Frecce ( Rossa, Bianca ed Argento), addio al traghetto ferroviario sullo stretto di Messina, addio alla possibilità di utilizzare i treni con macchina appresso in partenza dalla Sicilia per il Nord d’Italia.
***
Approvvigionamento di acqua per le caldaie a vapore.
All’inizio del 1913 l’Amministrazione delle Ferrovie dello Stato prende atto della necessità di rifornire d’acqua potabile, di buona qualità, le caldaie dei treni che passano dalla stazione ferroviaria di Caltanissetta e pertanto  fa eseguire delle ricerche d’acqua alle falde delle Madonie. Viene individuata una grossa sorgente.
Il costo dell’acquedotto risulta però essere troppo alto per l’Amministrazione Ferroviaria.
Per risolvere il problema, il Ministero dell’Interno con decreto 15 settembre 1913 nomina una Commissione con l’incarico di proporre un piano regolatore da eseguirsi nell’interesse comune delle Ferrovie e della popolazione di quelle  provincie i cui comuni volessero approvvigionarsi di acqua potabile usufruendo delle agevolazioni sui relativi mutui previsti dalla legge 25 giugno 1911, n,° 586.
  Il 10 aprile 1915 fu stipulata una convenzione fra l’Amministrazione delle Ferrovie dello Stato ed i sindaci di alcuni comuni siciliani per l’impianto di una condotta di acqua potabile in servizio delle Ferrovie e dei suddetti comuni con derivazione dalle sorgenti delle Madonie.
Come testi firmarono la convenzione:
- Pietro Lanza di Scalea, Deputato al Parlamento
- Cav. Uff. Enrico Santangelo,

 
 All'Istituto Sebastiano Mottura (Istituto Minerario di Caltanissetta - fondato dal Mottura) ha studiato anche il nipote del Negus dell'Abissinia.   Andrea Camilleri ne parla in un suo libro:
“In questo romanzo prendo spunto da un fatto realmente accaduto. Negli anni Trenta a Caltanissetta, prima della guerra d’Etiopia, venne a studiare nella scuola mineraria il nipote del Negus, ovviamente spesato dalla sua Corte. Si trattava di un principe di sangue reale, un personaggio interessante, originale. Si discuteva dei confini con la Somalia e prese in giro tutti”.La notizia mi è stata data dal mio amico arch. Giuseppe Cancemi.
 
                                                                                                        Stefano Diprima

UN'IDEA NELL'ALVEO DEL FEDERALISMO

Mentre le regioni del Nord Italia pressano per arrivare presto al Federalismo, il  Sud (Sicilia in testa) non  si prepara ad affrontare il tema “federalismo” con studi e dibattiti sia in sede strettamente politica che culturale.
Esporrò nel più breve modo possibile un’idea che da alcuni giorni vado sottoponendo ad amici per averne un parere e  delle critiche che mi aiutino a metterla bene a fuoco e nello stesso tempo mi consentano di valutare l’opportunità di “trapiantarla” nelle opportune sedi.
Quest’incontro mi offre la possibilità di sottoporvela e ringrazio quanti vorranno criticarla e giudicarla .
L’idea parte da alcune constatazioni che in questi giorni sono sotto gli occhi di tutti:
1.   La globalizzazione è una realtà che da alcuni decenni si va sempre più sviluppando e tutti vanno prendendo consapevolezza che si tratta di un fenomeno inarrestabile.
2.   La disoccupazione giovanile in Sicilia (circa il 44%) tocca ormai mete prossime ad una rivoluzione (nella vicina Tunisia è già in atto).
3.   La vicenda FIAT è drammaticamente dinanzi all’opinione pubblica nazionale e la divide tra i sostenitori delle due parti.
4.   La Sicilia gravata sia dalla sua posizione periferica rispetto all’Europa, sia dall’endemico fenomeno sociale della criminalità organizzata (mafia), non presenta alcuna attrattiva per i capitali da investire e provenienti da qualsiasi area industriale.
5.   Siamo nel pieno di una crisi economico-finanziaria che sta cambiando sia lo stile di vita dei singoli che la graduatoria delle potenze mondiali.
6.   Sul piano culturale in vari campi (in modo particolare potrei citare la Chiesa, i sindacati, la scuola a tutti i livelli) si stenta a capire che la globalizzazione col conseguente mutamento del quadro economico importa necessariamente un cambiamento delle regole e dei traguardi faticosamente raggiunti negli anni passati.
7.    Durante la 46° Settimana Sociale dei Cattolici questi temi sono stati trattati anche se non si è potuto approfondirli. Ai giovani disoccupati del Sud venne solo prospettata la mobilità sociale che ho subito contestato in un breve intervento di tre minuti.
Ciò premesso,  ritengo necessario darsi nuove regole che abbiano una indispensabile caratteristica: la flessibità sia rispetto ai contenuti che ai settori ed alle aree geografiche.
Già su quanto appena detto, il discorso potrebbe essere molto lungo e meriterebbe di essere affrontato ed approfondito.
Mi soffermo solo sulle norme che regolano i contratti di lavoro.  I protagonisti di tali contratti sono: per i lavoratori i Sindacati, per i datori di lavoro la Confindustria.   I tipi di contratti sono due: contratti nazionali e contratti aziendali.
Sono del parere che oggi ci si presenta una occasione storica: il Federalismo di cui ancora debbono essere scritti e concordati i contenuti.
Credo che occorre inserire nella legge sul Federalismo la possibilità di avere contratti regionali.  Da valutare se è proprio necessario che rimangano (se pur modificati) i contratti nazionali.
Tale cambiamento non ha connotazioni di parte politica (destra/sinistra) e nemmeno di area geografica (Nord/Sud).  Si tratta di dare flessibilità ad una regola che  proprio per la sua rigidità condanna i siciliani ad emigrare al Nord là dove si potrebbe  mettere a carico dei lavoratori parte dei rischi e dei pesi che il capitale corre quando viene investito in Sicilia. Credo che i giovani siciliani sarebbero ben lieti di avere contratti di lavoro ritagliati sul loro ambiente, nelle vicinanze delle loro famiglie e di ricevere un salario del 10/15 % inferiore a quello che, a prezzo di grandi sacrifici, viene loro offerto al Nord.
 Il sistema “paese” ci guadagnerebbe certamente. Sarebbe anche un modo nuovo per fare incontrare, sul territorio siciliano, il lavoro con il capitale.
Sindacati e Confindustria regionali rappresenterebbero sempre i lavoratori ed i datori di lavoro, ma l’appartenenza alla stessa regione aumenterebbe la reciproca comprensione.
Altro vantaggio deriverebbe dalla possibilità data alle varie regioni che in assoluta correttezza potrebbero competere in efficienza ed economicità.
La necessità di assumere consapevolezza della ineluttabilità della globalizzazione ci porterà sicuramente a scoprire vie nuove da percorrere a cominciare da quelle che interessano solo i singoli a quelle che si estendono a tutta società.
 Se i singoli perseguono la legalità, l’onestà ed un modo civile di vivere, avremo come risultante una cultura nuova ed una società: civile, libera dalla mafia ed in definitiva più felice.
Quanto ho sinteticamente detto vuole essere  un contributo a marciare nella giusta direzione.
Si racconta di un antico contadino siculo-arabo che volendo insegnare al figlio come tracciare  solchi paralleli e dritti,  gli suggeriva di arare sempre nella direzione della stessa stella.
 Dei resto il compito di tutte le utopie è proprio quello di indicare una giusta direzione
Campofranco 13 gennaio 2011                            Stefano Diprima                                                                                        

VOGLIA DI PIANTO

Cachinni oltraggiosi
empivan scroscianti le orecchie.
Nell'anima
gran voglia di pianto nasceva.
Non inni, né canti, né voli;
dell'anima
l'oscuro orizzonte incupiva.
Mancava, mancava ...
Che cosa mancava
all'anima
che, sola, invocava la vita?

Sol fioca, la mano
di un'ombra sbiadita
si tese per solo sostegno alla vita.
E nell'ansia smarrita d'aver,
d'afferrar qualche cosa,
oh l'anima,
nel muto mistero è vanita.
                                                 Stefano Diprima (1946)